Approvato l’ordine del giorno in favore della marineria della Provincia di Latina

Approvato l’ordine del giorno in favore della marineria della Provincia di Latina
16:25 , 30 gennaio 2012 0
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Il Consiglio provinciale ha espresso questa mattina, all’unanimità, la sua piena solidarietà ai lavoratori dei Comparti Marittimi di Gaeta, ai pescatori delle marinerie di Terracina e di Latina e di tutto il litorale Pontino per la grave crisi nella quale si dibattono a causa dei costi del carburante, del fermo biologico troppo spesso inutile perché attuato in periodi non idonei, della mancanza di fondi per la demolizione, del prepensionamento grazie al riconoscimento della pesca quale lavoro usurante.
«È indispensabile – afferma il presidente della Provincia di Latina Armando Cusani – la presentazione di un piano per la riqualificazione della costa e un programma di gestione delle risorse che parta da chi oggi sta affrontando le maggiori difficoltà subentrate con l’applicazione del regolamento comunitario, utilizzando la conoscenze e l’esperienza dei pescatori per riformulare un nuovo piano di gestione delle risorse del mare.
Nel corso degli ultimi dieci anni il settore della pesca italiano ha registrato un calo della produttività pari al 48,8 %, una riduzione del fatturato pari al 31% e un crollo dei livelli occupazionali.
Una realtà socio-economica sull’orlo del collasso, tenuto conto che si è passati da un sistema quasi completamente di tipo assistenziale, alle novità introdotte dal Regolamento UE nel 2010, alla riforma della licenza di pesca a punti entrata a regime il primo gennaio 2012, per terminare con un modello autoregolamentato di gestione delle risorse alieutiche che passi anche attraverso i GAC, Gruppi di Azione Costiera.
Il finanziamento per la dismissione poi delle draghe idrauliche (turbosoffianti), utilizzati per la pesca delle vongole e dei cannolicchi e quello per il ritiro delle reti derivanti per la pesca del pesce spada, non ha però creato nuova occupazione ed anzi, per le isole minori e il sud Italia, l’eliminazione di questo tipo di lavoro, ha allontanato i giovani dal mare e dalla pesca.
Accanto alla tutela della risorsa – prosegue Cusani – non è stato previsto un piano idoneo di mantenimento dei livelli occupazionali e di sburocratizzazione capace di favorire la riconversione della pesca e la gestione responsabile delle risorse.
Mentre la categoria è irrimediabilmente stretta in una morsa tra alcune associazioni ambientaliste, che l’accusano di predare il mare, e un Ministero che nel corso degli anni ha rilasciato autorizzazioni per la pesca sperimentale del pesce azzurro, autorizzato fermi biologici volontari, finanziato progetti particolari.
Che oggi che la Comunità Europea chiede il conto e sono ancora una volta i pescatori a pagare il prezzo più alto e non certamente quella parte della ricerca che ha autorizzato l’aumento e la diminuzione dello sforzo di pesca in alcuni compartimenti».
Per effetto di queste considerazioni il Consiglio provinciale ha chiesto agli Enti e gli Organismi preposti di sostenere concretamente il Comparto Ittico, perseguano tutte le azioni tese ad agevolare la ripresa economica del settore, e indicando anche una serie di iniziative, tra le quali: la verifica dell’applicazione della patente a punti per evitare che dopo investimenti di centinaia di migliaia di euro un’impresa possa “cessare l’attività”, effettuare una sperimentazione nei Compartimenti di Gaeta, di Terracina e di Latina per verificare se effettivamente le taglie indicate dalla Unione Europea corrispondono a specie mature e pronte per la riproduzione e destinate alla cattura o meno, rivedere il limite della pesca entro 1,5 miglia dalla costa e di 50 metri di profondità, considerando le peculiarità del nostro litorale.
E inoltre, prevedere misure integrative sociali, fiscali o previdenziali, utili alla compensazione per l’aumento del prezzo del gasolio, che nella pesca è fondamentale per svolgere l’attività, organizzare il fermo biologico per aree d’interesse e in periodi concordati con le marinerie, nel rispetto degli areali e delle consuetudini, riconoscimento della pesca professionale quale lavoro usurante.
Prevedere misure d’interesse specifico per le isole minori, come ad esempio Ponza dove alla riconversione delle spadare non ha fatto seguito alcun piano reale e concreto di modifica del sistema e delle unità da pesca, pubblicare al più presto il decreto attuativo su pescaturismo e ittiturismo.
Integrare la pesca professionale con contratti per i giovani, quali l’apprendistato e i finanziamenti a favore dei giovani agricoltori, dare priorità nella liquidazione delle pratiche di demolizione a quelle famiglie che hanno avuto i propri familiari/armatori vittime sul lavoro in mare.

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