Il Consiglio regionale ha discusso l’ordine del giorno n.62 sulla cassazione delle Province

Il Consiglio regionale ha discusso l’ordine del giorno n.62 sulla cassazione delle Province
16:50 , 4 luglio 2012 0
Posted in: News

Questa mattina in Consiglio regionale ho avuto modo di spiegare le ragioni per evitare che il Governo nazionale chiuda in maniera indiscriminata le Province.
Una posizione politica formalizzata attraverso l’ordine del giorno n.62, condiviso da tanti colleghi consiglieri regionali, che si pone in una prospettiva diametralmente opposta all’abolizione di questi Enti di area vasta.
L’obiettivo dell’ordine del giorno sostanzia la volontà di impegnare la presidente della Regione Lazio Renata Polverini affinché nelle sedi opportune possano essere rivisti i parametri per la riduzione del numero delle Province e garantire, di fatto, il mantenimento di quelle realtà territoriali che hanno una popolazione superiore a 500.000 abitanti.
Nell’intervento in aula ho avuto modo di rimarcare il grido di dolore che giunge da tutte le province del Lazio, che chiedono alla Regione di promuovere i ricorsi di fronte alla Corte Costituzionale, per fare dichiarare l’incostituzionalità delle disposizioni contenute nell’art. 23, commi 14 – 21, del decreto legge 201/2011 che violano i principi costituzionali di autonomia e democrazia e sono in contrasto con la forma di stato prevista dal titolo V, parte II, della Costituzione.
Al di là di una cassazione tout court o riduzione con poca logica pratica delle Province, i sottoscrittori del’ordine del giorno ritengono  giusto che il Governo e quindi il Parlamento approvino una riforma organica delle istituzioni di governo di area vasta, che sia basata sulla loro razionalizzazione.
Questo dovrà però avvenire in ambito regionale, mantenendo in ogni  modo saldo il principio democratico della rappresentanza dei territori, con organi di governo eletti dai cittadini.
Nell’eventuale riassetto non può mancare inoltre la ridefinizione e razionalizzazione delle funzioni delle Province, lasciando a loro l’esclusiva competenza delle funzioni di area vasta, mentre dovranno essere soppressi gli enti intermedi strumentali (agenzie, società, consorzi) che svolgono impropriamente funzioni che possono essere esercitate dalle istituzioni democraticamente elette.
Un passaggio dell’intervento l’ho poi riservato all’urgente istituzione delle Città metropolitane come enti per il governo integrato delle aree metropolitane, al riordino delle amministrazioni periferiche dello Stato, collegato a quello delle Province e, infine, la destinazione dei risparmi conseguiti a un fondo speciale per il rilancio degli investimenti degli enti locali.
Chi ha relazionato in aula e i colleghi che hanno supportato l’ordine del giorno n.62, ritengono legittime le richieste invocate a gran voce dalle Province del Lazio.
Il Governo pur di intraprendere il percorso di chiusura di tutte le Province prima, di alcune poi, ha varato norme che impattano sulle  Istituzioni che sono tra gli elementi costitutivi della Repubblica e della Costituzione.
Queste, infatti, sono in contrasto  con l’articolo 23, commi 14 – 22, dal punto di vista del merito, palesemente in contrasto con i principi e le disposizioni costituzionali che disciplinano i rapporti tra lo Stato e le autonomie territoriali e, in particolare, gli articoli 5, 114, 117 (comma 2, lettera p) e comma 6), 118 e 119 della Costituzione ed è, altresì, incongruente con i principi generali e con la disciplina degli enti locali del nostro ordinamento.
La chiusura o riduzione delle province non consente risparmi importanti per il bilancio nazionale, com’è indicato dalle relazioni tecniche della Camera e del Senato, di sicuro produce costi aggiuntivi per lo Stato e per la pubblica amministrazione, ingenera caos nel sistema delle autonomie con ricadute pesanti per lo sviluppo dei territori.
Il provvedimento del  Governo Monti non tiene conto, inoltre, dell’aumento della spesa pubblica, pari ad almeno il 25% in più, che si avrebbe dal passaggio del personale delle Province (56.000 unità) alle Regioni o dal trasferimento di competenze di area vasta ai Comuni e non considera l’impatto che il trasferimento delle funzioni e delle risorse oggi gestite dalle Province italiane (12 miliardi di euro secondo gli ultimi dati del Siope) avrà sui bilanci e sull’organizzazione delle Regioni e dei Comuni già oggi gravati dalle difficili condizioni di sostenibilità del loro patto di stabilità.
La soppressione o l’accorpamento selvaggio delle Province produrrà, infine, aspetti devastanti sulle economie locali, con il blocco degli investimenti programmati e in corso, perché i mutui contratti dalle Province, nei casi in cui questo fosse possibile, dovrebbero essere spostati alle Regioni o alle altre amministrazioni locali.
Su queste basi la Regione Lazio non può non riconoscere il suo sostegno alla democratica e legittima battaglia che stanno sostenendo le Province”.

On. Gina Cetrone
Consigliere regione Lazio (Pdl)

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