“Zingaretti ha fatto rinascere la sanità laziale”. Il suo vate Matteo Renzi opera invece gravi tagli lineari

“Zingaretti ha fatto rinascere la sanità laziale”. Il suo vate Matteo Renzi opera invece gravi tagli lineari
15:27 , 30 luglio 2015 0
Posted in: News

Sul fronte della sanità pubblica regionale e provinciale registriamo momenti di pura paranoia politica da parte dei suoi più diretti responsabili.

Leggendo i giornali e approfondendo la comunicazione che ci giunge direttamente dalla Regione Lazio, credo che questi non abbiano contezza delle corbellerie che stanno mettendo in giro.

Perché la realtà, quella degli ospedali, della gente che sta male, che ha bisogno di un esame strumentale è ben diversa da quella che tentano di raccontarci.

Ma per inquadrare la tematica riportiamo di seguito alcuni titoli dei giornali di oggi.

Dal Messaggero Zingaretti: la sanità laziale è rinata, ora provvedo ad abbassare le tasse”; dalla Repubblica“Sanità, i conti migliorano”; dal Corriere di Viterbo “Il Governo allenta la presa sulla sanità”; dal Corriere di Rieti “Risparmiare anche nella sanità è possibile, parola di Zingaretti”; dall’Inchiesta “Zingaretti annuncia, meno Asl e una macro area tra Frosinone e Latina” e per chiudere il Giornale di Latina “Il Lazio potrebbe uscire dal commissariamento della sanità”.

Da questi titoli il cittadino lettore comprende che dopo anni di vacche magre materializzate con una scarsezza quasi assoluta di buona sanità pubblica, il Lazio e il suo rappresentante più importante, Nicola Zingaretti, ha risolto il problema e ci porta velocemente verso il sol dell’avvenire.

Dopo qualche ora dalla tv apprendiamo però che un ramo del Parlamento ha votato un provvedimento che taglia 2,3 miliardi di euro alla sanità nel solo anno 2015.

Un provvedimento non più rinviabile, si dice, a causa di medici stolti e tremebondi che nel corso dei decenni hanno prescritto migliaia di analisi che servivano soltanto alla loro “medicina difensiva”.

Il rimedio è in ogni modo passato e un politico accorto com’è Zingaretti dovrà rivedere di nuovo i suoi fantasmagorici piani di comunicazione e rientro dal debito sanitario regionale.

Ma se anche l’accorgimento del governo nazionale non fosse passato, bisogna prendere atto che in Provincia di Latina la sanità pubblica è ancora nell’anno zero.

Lo dicono con proteste chiare ma non ancora abbastanza “rudi” coloro hanno il polso della situzione: i sindaci del territorio, alcuni sindacati e i tanti comitati posti a difesa degli interessi sanitari dei cittadini. Meglio verrebbe dire dei servizi ancora erogati dal sistema sanitario.

Venendo ai conti della serva, possiamo ben vedere che in Provincia di Latina c’è ancora chi prende per i fondelli il cittadino, come qualche rappresentante regionale del PD, il quale crede che il Dea di II livello per il Goretti sia cosa fatta, mentre il sindaco di Fondi torna a chiedere con forza a Zingaretti personale e servizi per il polo di emergenza dell’ospedale San Giovanni di Dio.

Niente luccichio di efficienza neanche per il nosocomio terracinese: riunioni su riunioni da parte di sindacalisti esposti in prima linea, come quelli di Spi Cgil, che dopo aver riletto il libro dei sogni delle promesse fatte da Zingaretti e dal suo prode scudiero in terra pontina Caporossi, nelle ultime ore ci elenca una sfilza di problematiche, soprattutto quelle legate al pronto soccorso del Fiorini, che ricordiamo totalizza ogni anno una media di interventi urgenti pari a 33 mila accessi, senza l’adeguato personale medico e paramedico.

Tutto questo percorso di raccordo per dire cosa?

Un semplice dato che nel tempo e stato acquisito nella memoria collettiva: la sanità pubblica della Regione Lazio, così com’è stata pensata, non funziona.

Non può funzionare e non funzionerà neanche in futuro se si rimane sulle direttive impartite, non potrà mai trovare il punto di sintesi e la chiusura delle problematiche perché l’impostazione aziendalista ha pregiudicato ogni percorso virtuoso.

Infatti, sull’altare degli sprechi, dell’inefficienza, delle incapacità di gestione e per soddisfare gli appetiti dei vari “comparetti” di turno, è stata sacrificata anche la persona umana alla ricerca di soluzioni mediche.

E’ stata posta in vendita al migliore offerente anche l’umanizzazione dell’ammalato, diventato un mero numero di letto. Quando lo trova in ospedale.

E allora che fare?

Prima di tutto c’è da fare un ripulisti dei politicanti posti ai vertici della sanità pubblica, perché fino a quando ci saranno loro, non si farà un solo passo in avanti.

Per i posti di comando istruire manager VERI che escono dalle scuole di specializzazione e che rispondono del loro lavoro e degli eventuali danni provocati e posti sul “groppone” dei cittadini.

Basta dunque con i maneggioni, basta con i tagli lineari, basta con le sacche di resistenza dei soliti noti e dei loro epigoni.

Il cittadino vuole, anzi pretende, rispetto e una sanità che sia all’altezza di risposte veloci e professionali.

 

Gina Cetrone

 

 

 

 

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