Burani – Procaccini: la battaglia politica, il diritto mai leso

Burani - Procaccini: la battaglia politica, il diritto mai leso
21:32 , 19 giugno 2017 0
Posted in: News

E’ trascorso del tempo dall’inizio della storia che sto per narrarvi, per questo ho necessità di riannodare le fila della sua cronologia.

Tutto ebbe inizio durante il primo turno delle elezioni amministrative del 2016, quando in un intervento di commento a quella che era stata la mia campagna elettorale, certamente non esaltante per il consenso ottenuto, terminavo con una spigolatura tutta rientrante nell’agone politico del momento vissuto: “Sono fiduciosa che ieri come oggi migliaia di Terracinesi non vogliono essere governati da alcun membro della “Famiglia Milosevic”, giovine o antico che sia.

Il tutto in peritura memoria dei circa 11 mila voti raccolti da Sciscione nel 2011, che indicavano chiaramente la contrarietà alla “Famiglia Milosevic”.

Un auspicio rimasto tale visti gli accadimenti successivi.

L’espressione (famiglia Milosevic) non era però bene accolta dall’ex onorevole di Forza Italia Maria Burani e da suo marito ed ex giudice Massimo Procaccini, che ritenendola diffamatoria ricorsero all’Autorità Giudiziaria.

Causa iscritta a ruolo il 14 giugno 2016.

I ricorrenti sostenevano che: “… l’accostamento della famiglia Burani – Procaccini a quella del defunto Milosevic non ha certo intenti di gratificazione, ma al contrario, ha finalità gravemente denigratoria e diffamatoria”.

Il 30 giugno 2016 al termine della fase istruttoria il Pubblico Ministero, dottor Valerio De Luca, scrive in sentenza: 1. La notizia di reato è infondata; 2. L’espressione citata, per le modalità espressive e il contesto nella quale viene maturata, non è idonea a ledere la reputazione dei denuncianti (Burani è stata per circa 20 anni parlamentare di Forza Italia, suo marito Procaccini candidato – senza successo –  a sindaco alle comunali di Terracina nel 2001 e chiari sostenitori nel figlio anche nell’ultima campagna elettorale).

Senz’altro – osserva inoltre il P.M. De Luca – si rientra nell’ambito della critica politica, vista la natura dei soggetti coinvolti e la concomitanza con le elezioni locali.

Detto ciò – afferma ancora il P.M. in sentenza – elemento dirimente per ritenere non sostenibile l’ipotesi della diffamazione è quella per cui non viene riferito alcun fatto specifico rispetto al quale si possa ragionare in ordine alla veridicità o meno ed alla potenziale circolazione dell’informazione a terzi lettori; ciò che si rinviene nel caso di specie è solamente l’attribuzione di un “nome” che effettivamente, per quanto possa essere non gradito, non prospetta nello specifico alcuna puntuale eccezione negativa”.

Con queste considerazioni il dottor De Luca chiede al Giudice l’archiviazione del procedimento.

Era il 30 giugno del 2016.

L’otto settembre dello stesso anno Massimo Procaccini, avvocato della moglie Maria Burani e difensore di se stesso, presenta opposizione all’archiviazione e torna per avere giustizia al cospetto del giudice Laura Matilde Campoli.

La dottoressa Campoli “ … Letti gli atti del procedimento e sciogliendo la riserva assunta in camera di Consiglio, avente ad oggetto l’opposizione dell’archiviazione  proposta da Maria Burani +1… e atteso che l’opposizione deve contenere un preciso tipo di investigazione suppletiva rispetto a quella espletata dal P.M., oltre che concreta a precisa, considerato che l’opposizione alla richiesta d’archiviazione è INAMISSIBILE e rilevato che le argomentazione sostenute dal P.M. in sede di richiesta vanno senz’altro condivise … i fatti non assumono alcuna connotazione di penale rilevanza  e se ne dispone l’archiviazione.

Sentenza emessa il 14 marzo 2017.

Che altro aggiungere, infine, se non ringraziare l’avvocato Anna Maria Pomenti, che ha sostenuto le mie ragioni nell’unica aula di giustizia che conta.

 

 

Gina Cetrone

Movimento politico “Sì Cambia”

 

 

 

 

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