Terracina. Politica e politicanti da “Starnazzo”

Terracina. Politica e politicanti da “Starnazzo”
12:03 , 25 luglio 2017 0
Posted in: News

Riteniamo interessante l’intervento che pubblichiamo, a firma di Alessandro Ceci, perché si erge con lucida capacità di analisi sull’articolazione che dovrebbe sostenere il dibattito politico e sociale di una comunità che in altri momenti storici  è stata anticipatoria di progetti politici, anche illuminanti.

Una città che in tempi diversi dagli ultimi era presa ad esempio per la possibilità che offriva ai terracinesi nell’ottenere una casa di edilizia economica e popolare, che aveva realizzato ex novo tante scuole di competenza comunale, che si avviava a realizzare una cittadella dello sport in località San Martino, ormai da oltre venti anni bloccata per incapacità manifesta del personale politico nel governare i processi amministrativi.

A quella classe politica “normale” se n’è frapposta ultimamente una “illuminata”, che ama in maniera sconfinata e struggente Terracina, e che avversa argomentazioni democratiche diverse.

Compagine di “illuminati” che stanno però guidando la comunità verso il precipizio “dell’inutile starnazzare”.

Buona lettura.

Gina Cetrone

 

 

“Dell’inutile Starnazzare”
Anche dalle polemiche sul parcheggio al Porto di un qualsiasi parcheggio in una qualsiasi cittadina italiana, possiamo imparare.

L’amministrazione di Terracina in questi ultimi anni ha preso decisioni amministrative in modo provvisorio e occasionale.

Serve una pista ciclabile? facciamola dove fa più effetto. Serve un monumento a Moro? mettiamolo dove è più visibile.

Se poi si carica il lungomare una lunga fila di auto in permanente fila soffocando lo iodio del mare con i loro gas di scarico, che importa?

Se poi si mette un mausoleo funerario al centro della piazza più ricreativa della città (piuttosto che di fronte alla casa dello statista) chi se ne accorge? Facciamo un parcheggio al porto, se poi questo cambia la vocazione della città, poi ci si pensa.

Per ora non so dove mettere le macchine e le poggio dove ho spazio. Del resto, chi se ne frega.

Questo è un punto decisivo per la politica e per il nostro futuro di cittadini.
Non possiamo prendere decisioni provvisorie senza sapere che città vogliamo e su quale sviluppo investire. Perdiamo tempo con decisioni occasionali e perdiamo le occasioni decisionali.

Questa città va ricostruita su 3 asset di sviluppo che possono essere facilmente monetizzati con decisioni opportune:

1 – l’agricoltura, di cui dovremmo discutere anche in funzione della vocazione dei borghi e il loro salto tecnologico indispensabile (per esempio realizzando una piattaforma tecnologica di florovivaismo a Borgo Hermada);
2 – il turismo, per il quale una serie di decisioni sono fondamentali essendo questo un concetto generico e non definito, di cui la viabilità, le linee di transito ferroviarie e marittime, la organizzazione sociale dell’accoglienza, il piano spiaggia, sono elementi fondamentali per una scelta a stanzialità e stagionalità prolungata;

3 – la cultura, il cui discorso sarebbe lunghissimo ma che, a questo punto, possiamo dire semplicemente che riguarda più le infrastrutture disponibili (invertendo la tendenza attuale di trasformare luoghi identificativi in spazi di commercializzazione anonima) che le attività.

Sono i tre asset che permetto lo sviluppo della città, senza una determinazione sui quali qualsiasi decisione è insignificante.

Sono troppi anni che questi concetti mancano alla nostra discussione con un danno incommensurabile alla nostra qualità della vita, cedendo al fastidioso rumore, come diceva Guccini, “di chi starnazza e non vuol volare”.

 

Alessandro Ceci

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